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I benefici della “tarassacoterapia”
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Per depurare l’organismo, bastano dieci giorni di una cura del tutto naturale a base di foglie della “cicoria matta”
È talmente diffuso, nei prati e negli incolti, lungo il ciglio delle strade e persino nei giardini, che viene considerato un’erba infestante. Cresce infatti praticamente ovunque, fino a circa 2000 metri di altitudine.

Stiamo parlando del tarassaco, più noto come dente di leone, soffione (chi non l’ha mai soffiato facendo volare via i suoi semi piumosi?) e cicoria matta: ma sono solo alcuni dei nomi in uso nelle regioni italiane per indicare questa pianta perenne e rustica, capace di resistere al gelo dell’inverno, ripresentandosi puntuale all’inizio della primavera con i suoi vistosi capolini gialli che attirano le api.

Un po’ invadente lo è davvero ma ripaga la sua esuberanza con tante proprietà benefiche, tanto che c’è chi sostiene la validità di una cura a base di questa pianta, la “tarassaco terapia”, da praticare una volta l’anno per una decina di giorni, allo scopo di purificare e disintossicare l’organismo.

Il tarassaco contiene infatti un ricco paniere di sostanze benefiche, capaci di esercitare quest’azione purificatrice a cui sarebbe mirata la cura: olio essenziale, tannino, inulina, mucillaggini, flavonoidi, glucidi, provitamina A, vitamine B, vitamina C e sali minerali.

Grazie a questo mix, il tarassaco aumenta la quantità di bile che defluisce nell’intestino, è diuretico e lassativo, oltre a esercitare un’azione depurativa e tonica.

Se vogliamo usufruire delle sue virtù, possiamo usarlo sia come decotto, succo o semplicemente consumandolo fresco come disintossicante per depurare fegato e reni, per superare una cronica difficoltà digestiva, prevenire la formazione di calcoli e un eccesso di colesterolo.

Per fare la tarassacoterapia, dovremo andare a caccia delle lunghe foglie dentellate e carnose preferibilmente prima della fioritura, mentre per le radici (ideali, in infuso, una volta seccate, per aiutare intestino e fegato troppo pigri) la raccolta è consigliata in primavera o autunno avanzato. Si possono utilizzare anche gli steli florali.

Le giovani foglie del tarassaco, dal caratteristico sapore amarognolo, sono ottime in insalata mentre i capolini bolliti forniscono un’ottima verdura. I fiori ancora chiusi possono invece essere conservati sott’aceto.


Cenni storici e curiosità

Nonostante sia molto diffuso nei prati e nei campi, non troviamo testimonianze del tarassaco prima del 1400. Nel 1546, il botanico Hieronymus Bock lo definisce un diuretico, mentre il farmacista e botanico tedesco Tabernaemontanus, pure vissuto nel 1500, si riferisce al tarassaco come a una pianta dalle virtù ineguagliabili. Già a quell’epoca, infatti, le sue proprietà depurative erano conosciute e apprezzate.


La ricetta: Frittelle con fiori di tarassaco
Ingredienti:
4 tazze di fiori di tarassaco lavati e asciugati, 150 g di farina bianca, 1 bicchiere di vino bianco secco, 1 tuorlo e 2 albumi, 1 bicchierino di brandy, zucchero, sale, olio per friggere.


Preparazione:

Con la farina, il vino, il tuorlo, il brandy, un cucchiaio di zucchero, un pizzico di sale e i due albumi ben montati a neve, fare una pastella, immergervi i fiori di tarassaco e friggere le frittelle in olio caldissimo (180°). Servirle calde.
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