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C come clementina
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Ricca di vitamina C, ha dalla sua la facilità nello sbucciarla e il sapore equilibrato tra agro e dolce che ne fa l’agrume preferito dopo l’arancia
D’abitudine chiamiamo mandarini tutti gli agrumi arancioni più piccoli dell’arancia, ma il più delle volte ci riferiamo alle clementine, che sono “figlie” dei due stretti parenti e che si raccolgono una sola volta l’anno, tra novembre e gennaio.

Un periodo più breve rispetto ad arancia e, soprattutto, al mandarino, che si trova in vendita anche fino ad aprile.

Le clementine sono infatti i frutti di una pianta diversa, ottenuta probabilmente attraverso l’ibridazione del mandarino e dell’arancio, che a prima vista somigliano soprattutto al “genitore” di dimensioni inferiori.

Dal mandarino, la clementina ha ereditato la forma del frutto, tanto che, posti uno a fianco all’altra, risulta difficile distinguerli.

Ma basta sbucciarli per capire che si tratta di due “individui” dal carattere ben distinto: la polpa più aranciata denuncia l’identità della clementina così come la sua rotondità più netta, laddove il mandarino si presenta più schiacciato.

All’assaggio, si scopre anche l’eredità lasciata dall’arancia, che alla clementina conferisce un gusto più equilibrato tra agro e dolce, oltre a un profumo meno intenso, caratteristico invece del mandarino.

Rinfrescante e diuretica, la clementina è ricca di vitamina C, come tutti gli agrumi. Vale dunque la pena di farne scorpacciate nel periodo invernale, quando l’organismo ha bisogno di un rinforzo contro le malattie da raffreddamento, proponendola in particolare ai bambini, ai quali può risultare più gradita di altri agrumi.

Vale la pena di ricordare almeno un’altra delle tante virtù della vitamina C, come per esempio la sua capacità di favorire l’assorbimento del ferro da parte dell’organismo: per questo, può essere strategico concludere un pasto a base di carne con una clementina o un altro agrume.

A favore del mandarancio (altro nome della clementina) gioca anche l’elevato contenuto di potassio, calcio e fosforo, reso più prezioso dalla ridotta presenza di sodio: una combinazione vantaggiosa per il controllo dell’ipertensione.

Cenni storici e curiosità
L’origine del mandarancio è ancora dibattuta. C’è chi sostiene che si tratti di un ibrido tra mandarino e arancio amaro o arancio dolce mentre per altri sarebbe una cultivar di mandarino. Il nome clementina pare derivi dal suo ipotetico primo ibridatore, un certo padre Clément Rodier del convento di Missergin nei pressi di Orano, in Algeria, che avrebbe casualmente operato l’incrocio intorno al 1940. Altre fonti sostengono che l’intervento sia stato voluto ed effettuato alcuni decenni prima da un sacerdote, tale Pierre Clément. Oltre all’incertezza sul “papà” della clementina, si fa strada la convinzione che l’ibrido sia molto più antico e provenga dalla Cina o dal Giappone; il religioso algerino l’avrebbe solo introdotto nel Mar Mediterraneo. In ogni caso, fu presto evidente che si trattava di una nuova specie di Citrus. Dal 1940 le clementine sono uno degli agrumi stabilmente presenti sul mercato italiano e, negli ultimi decenni, i frutti più venduti dopo le arance.

La ricetta: Mousse di Clementine e ricotta
Ingredienti:

4 clementine, 200 g di ricotta dolce, 150 g di panna fresca, cannella in polvere

Per la salsa al cioccolato:
100 g di cioccolato fondente, 100 g di panna

Preparazione:

Spremere le clementine e filtrarne il succo. In una terrina raccogliere il succo e mescolarlo con la ricotta insieme a una spruzzata di cannella e alla buccia grattugiata di due clementine. A parte, montare 150 g di panna fresca fredda. Aggiungere la panna al composto di ricotta aromatizzata, mescolando dal basso verso l’alto molto lentamente, e mettere in frigorifero. In una piccola casseruola, far sciogliere a bagnomaria il cioccolato con la panna. Quindi stendere a specchio la salsa di cioccolato sui piatti. Togliere la mousse dal frigorifero e lavorarla fra due cucchiai formando delle quenelle (a forma di grossa mandorla). Sistemare le quenelle sulla salsa di cioccolato e guarnire con altra salsa ben distribuita con la sacca da pasticciere.
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