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Ricaricarsi con le mandorle
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I semi del mandorlo sono altamente energetici grazie alla presenza di grassi “buoni” e vitamine che proteggono le arterie
Sebbene il primato mondiale della Sicilia nella coltivazione delle mandorle sia ormai solo un lontano ricordo, la distesa dei mandorli in fiore che si risvegliano tra gennaio e febbraio nella Piana di Agrigento, sullo sfondo dei templi greci, offre ancora oggi uno spettacolo emozionante. Fino all’inizio del secolo scorso, qui crescevano oltre 700 specie domestiche di questa pianta imparentata con il pesco e con la rosa, molte delle quali sono andate via via scomparendo, ma di certo la rara Pizzuta d’Avola resta una delle varietà più rinomate.

Per poter gustare i semi delicati del mandorlo dobbiamo aspettare la primavera quando si raccolgono i frutti freschi, che si possono gustare ancora morbidi prima che il guscio lignifichi, diventando un forziere inattaccabile a protezione di un piccolo tesoro.

Grazie all’essiccazione dei frutti, privati del mallo verde che racchiude il guscio e preparati alla conservazione, possiamo consumare le mandorle per tutto l’anno attingendo a una riserva energetica preziosa e molto digeribile.

Le mandorle sono infatti un alimento altamente proteico, composto per il 55 da grassi, con una buona quota di acidi grassi insaturi e benefici per le arterie, per il 20 per cento da zuccheri e per il restante 25 per cento da proteine. Contengono inoltre vitamine del gruppo B e vitamina E oltre a un interessante corredo di minerali come magnesio, ferro, potassio, rame e fosforo. Proprio la presenza contemporanea di vitamina E e di grassi insaturi svolge un ruolo efficace nella prevenzione dei rischi cardiovascolari dovuti all’aterosclerosi, responsabile della formazione di placche sulle pareti delle arterie.

Cibo energetico, dunque, ma in maniera equilibrata, che viene consigliato in momenti di particolare fatica per l’organismo, dalla gravidanza alla convalescenza fino all’attività sportiva intensa e al superlavoro fisico e intellettuale. Da non sottovalutare sono anche le virtù lassative di questi semi sorprendenti, che contengono una quota di grassi inferiore alle altrettanto benefiche noci.

Attenzione però a non confondere le specie coltivate con quella selvatica, detta amara, il cui seme è appunto sgradevole per la presenza di amigdalina, una sostanza che può causare intossicazione da cianuri se ingerita in grande quantità. Le mandorle amare vanno dunque assolutamente evitate, soprattutto dai bambini, per i quali possono essere pericolosi anche solo due o tre semi.


Cenni storici e curiosità


Il mandorlo coltivato venne introdotto in Sicilia dai Fenici dalla Grecia (i Romani lo chiamavano “noce greca”), dopodiché si diffuse in Francia, Spagna e quasi tutti i paesi del Mediterraneo. A differenza del frutto del mandorlo selvatico, che contiene amigdalina, un glucoside tossico che si trasforma nel mortale acido cianidrico, le mandorle domestiche sono del tutto innocue, probabilmente grazie a una mutazione genetica che avrebbe determinato la scomparsa della sostanza pericolosa. Gli studiosi ipotizzano che questi esemplari mutanti siano stati poi coltivati da antichi agricoltori. I mandorli domestici appaiono nella prima parte dell’Età del Bronzo (3000-2000 a.C.) e alcuni frutti sono stati trovati nella tomba di Tutankhamon, in Egitto (circa 1325 a.C.).

La ricetta: Pollo alle mandorle


Ingredienti per 4 persone:

400 g di pollo, 200 g di mandorle pelate, 3 cucchiai di salsa di soia, 1 cucchiaino di zucchero, 1 cucchiaio di porto, pepe bianco, 1 cucchiaio e mezzo di maizena, 1/2 cucchiaino di aglio in polvere, olio.

Preparazione:
Tagliare il pollo a dadini molto piccoli e porlo in una ciotola con tutti gli ingredienti, salvo le mandorle. Mescolare e far amalgamare molto bene la carne a freddo e lasciarla da parte. Scaldare l’olio a fuoco vivo e, quando è molto caldo, versare le mandorle e mescolare fino a quando diventano dorate. Quindi unire il pollo rigirando sempre con cura per circa un minuto e, una volta cotto, servire ben caldo.
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