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Il fuoco benefico del peperoncino
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Grazie alla ricchezza di capsicina e di vitamine fa bene a stomaco e cuore, gratificando non poco il palato
Viene dal Messico ed è parente del pomodoro ma non ce n’è di certo uno solo, anche se nel linguaggio corrente siamo abituati a chiamarlo in causa al singolare.

Sono, infatti, duecento le tipologie di peperoncino in Italia e duemila nel mondo, secondo i risultati di una recente ricerca, tutti di forma e dimensione differente: ci sono quelli allungati a “sigaretta”, appuntiti o ricurvi, ma anche quelli a ciliegia, in alcune zone conservati sott’olio ripieni di tonno e acciuga.

Ma una cosa pare certa, ovvero che i più “cattivi” in quanto a piccante siano i più piccoli, nei quali questa qualità benefica – addirittura afrodisiaca secondo alcuni – dipende dalla presenza di capsicina in dosi decisamente superiori a quelle che si trovano nel peperone dolce, parente strettissimo del peperoncino rosso e “infuocato”.

La concentrazione maggiore di questa sostanza è nei numerosi semi nascosti all’interno del frutto, che si raccoglie in agosto-settembre. Il consiglio, per chi vuole conservare una riserva piccante per tutto l’inverno, è di far essiccare i peperoncini secondo tradizione, per esempio appendendoli all’ombra infilati a mo’ di coroncine, per poi macinarli e spargerne la polvere sui cibi per dar loro una marcia in più.

Unico neo di questa pratica assai diffusa sta nel fatto che la ricca dote di vitamina C tipica del peperone va perduta durante l’essiccazione anche se resta integra la riserva di altre vitamine (A, B e D, PP, B2, E antiossidante, K antiemorragica). I peperoni contengono anche carotenoidi e sali minerali.

Il peperoncino andrebbe aggiunto generosamente nel piatto, salvo nel caso di chi fosse affetto da colite, grazie alle tante virtù che lo caratterizzano. In particolare, favorisce i processi digestivi e la secrezione gastrica, senza contare che il suo potere antifermentativo ne rende adatto l’uso specialmente nei mesi caldi.

Fa molto bene alla circolazione del sangue, tanto da stimolare la vitalità dei tessuti e attivare il circolo venoso e capillare. Non va infatti mai trascurata la sua capacità vasodilatatrice che modula i livelli di colesterolo, prevenendo le malattie cardiovascolari.

Cenni storici e curiosità


Già 9000 anni fa, il peperoncino piccante era usato come alimento in Messico e Cile, dove veniva abitualmente coltivato fin dal 5.500 a.C. Si dice che Montezuma, ultimo signore degli Aztechi, lo bevesse mischiato con il cacao in una bevanda che consumava ogni giorno; e che, mentre era prigioniero dei Conquistadores spagnoli, passasse il tempo scherzando con le sue concubine e mangiando pietanze con peperoncino rosso. A portare il peperoncino dalle Americhe in Europa fu Cristoforo Colombo nel 1514 ma il primo occidentale che lo assaggiò fu Diego Alvaro Chanca, un medico che partecipava alla seconda spedizione di Colombo e che lo usò come condimento.

La ricetta: Zuppa di pomodori al peperoncino


Ingredienti:

1 kg di pomodori maturi, 25 g di burro, 1 cipolla piccola, 4 filetti di acciughe, 2 peperoncini, 2 tazze di brodo di pollo, 1 foglia d’alloro, la buccia di 1 limone, 1-2 cucchiai da tè di zucchero, panna acida, 2 cucchiai di foglie di coriandolo fresco, sale e pepe.

Preparazione:

Incidere con una croce alla base i pomodori e immergerli in acqua bollente per 10 secondi, quindi tuffarli in acqua fredda e privarli della pelle per poi tagliarli grossolanamente. Scaldare il burro, unire la cipolla tritata fine e cuocere a fiamma media fino a quando sarà ammorbidita. Unire le acciughe e cuocere per 1 minuto, spezzettandole con un cucchiaio di legno. Unire anche i pomodori precedentemente tagliati, i peperoncini già sgranati e tritati fini, la scorza di limone, il brodo e la foglia d’alloro. Portare a ebollizione e fare sobbollire per 20 minuti, poi aggiungere lo zucchero e condire con sale e pepe nero macinato. Eliminare scorza di limone e alloro. Raffreddare la zuppa e frullarla con un frullatore a immersione sino a omogeneizzarla. Scaldare nuovamente e servire con panna acida, dopo aver cosparso con foglie di coriandolo.
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