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Dieta e buonumore: quali alimenti?  
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Dieta e buonumore: quali alimenti?

Il cibo è il carburante che ci permette di affrontare la giornata con la giusta carica ed energia.
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Dieta e buonumore: quali alimenti?
Il cibo è il carburante che ci permette di affrontare la giornata con la giusta carica ed energia.
Ben si sa, il cibo è un piacere insostituibile della vita, il carburante che ci permette di affrontare la giornata con la giusta carica ed energia, ma non solo. Una dieta corretta e alcune sostanze contenute negli alimenti possano influire positivamente anche sul nostro stato d’animo e sulle nostre emozioni. Il parere degli esperti conferma una relazione importante tra scelte alimentari ed emotività.
Sull’argomento, intervengono Stefania Setti, medico nutrizionista, e Agnese Rossi, psicologa, di Humanitas Gavazzeni

Dottoressa Setti, quali sono le sostanze complici del buonumore?
Le sostanze complici del buon umore sono la serotonina ed il suo precursore il triptofano nonché le endorfine.

In quali alimenti possiamo trovarle?
I neurotrasmettitori risentono moltissimo dei nutrienti che immettiamo nell’organismo con l’alimentazione e rispondono di conseguenza. Per esempio i latticini (latte e formaggi), uova, pesce, carne, legumi, frutta secca, banane, ananas, avocado e miele sono alcuni esempi di alimenti ricchi di triptofano, precursore fondamentale per la sintetizzazione del neurotrasmettitore serotonina che è in forte relazione con le emozioni, la depressione, il controllo della temperatura, della fame e del sonno. La serotonina ci “regala” sensazioni di benessere, rilassamento e calma. Il cioccolato invece è ricco di sostanze che sono deputate alla produzione di endorfine. Il desiderio di dolci ha una spiegazione puramente chimica: gli zuccheri, a contatto con la lingua, stimolano il cervello a produrre la serotonina, un neurotrasmettitore con effetto antidepressivo, e le beta-endorfine, che entrando nell’organismo regalano una sensazione di benessere diffuso.

Il cioccolato addirittura contiene piccole dosi di feniletilamina, che restituisce euforia e buonumore e che, guarda caso, è la stessa sostanza che “fa scintille” durante l’innamoramento. Dunque un consiglio per la linea: la secrezione di serotonina non è legata solo al cibo, ma anche all’attività fisica, alla luce solare e perfino all’innamoramento. Una motivazione in più, se ne avessimo bisogno, per fare sport, per stare all’aria aperta e per far tornare a far battere il cuore!

Utili per ritrovare il sorriso, anche i ben noti Omega-3, gli acidi grassi polinsaturi di cui è ricco, ad esempio, il pesce azzurro (sarde, sardine, acciughe…).


Quali al contrario consiglierebbe di evitare?
Andrebbe moderato, in primo luogo, il consumo di prodotti animali, in particolar modo la carne conservata (salumi), il pesce in scatola o affumicato, i formaggi stagionati nonchè merendine scadenti, snack, bevande zuccherate, cibo dei fast food, caramelle, gomme da masticare poiché ricchi di conservanti e coloranti, che possono interferire con il funzionamento del sistema nervoso Una tazza di caffè o un pezzettino di cioccolata ci regalano momenti di letizia, ma, attenzione perché gli eccessi possono dare nervosismo, turbare il nostro umore ed, infine, creare dipendenza.

Lo stesso vale per lo zucchero raffinato. Il vino, se si supera la dose che si tollera bene (che è individuale ma si aggira intorno al bicchiere a pasto), dapprima dà euforia, poi deprime. Lo stesso dicasi per la birra. Andrebbero completamente banditi i superalcolici.


Dottoressa Rossi, in che modo i periodi di grande stress possono alterare il nostro rapporto con il cibo?
Il rapporto con il cibo è un comportamento complesso, influenzato da aspetti fisiologici (come la sensazione di fame e di sazietà), psicologici, emotivi, sociali e simbolici.
Mangiare non è soltanto un nutrimento, ma può diventare una risposta immediata a vissuti emotivi che non riusciamo a gestire in altro modo. Il cibo può compensare o anestetizzare momentaneamente disagi emotivi, può rassicurarci o gratificarci, può calmare tensioni o riempire sensi di vuoto interiore.

Il nostro modo di alimentarci quindi può alleviare stati d’animo come la rabbia, l’ansia, la noia, la delusione, lo stress, la frustrazione, in quanto ci permette di “ingoiare” emozioni che talvolta facciamo fatica ad ascoltare, ad esprimere e a comprendere.
Anche lo stress può portarci a confondere la fame fisica con la fame di natura emotiva e arrivare così all’assunzione disordinata o incontrollata di cibo.

Non dobbiamo dimenticare che il nostro comportamento alimentare può essere un sintomo di un disagio che ha origini più profonde e che ci chiede, attraverso i segnali che ci invia il nostro corpo, di essere ascoltato e affrontato risalendo alle cause del problema. Il cibo a volte ha il potere di placare parzialmente questi disagi, ma non di risolverli a fondo.
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