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Diete
Attenti al sole di giugno
Dannoso soprattutto per i più piccoli
È un fenomeno che si è sviluppato negli anni ’40 in America e negli anni ’60 in Italia: la cosiddetta “rivoluzione al sole”. In contrasto con il passato, infatti, si era diffusa la convinzione che il sole facesse bene e rinforzasse la nostra salute e, quindi, via la maglietta, cappello o altri indumenti che potessero fare da scudo. I bambini di allora sono gli adulti o anziani di oggi e la conseguenza di questa idea sbagliata è sotto gli occhi di tutti: pelle precocemente invecchiata dal sole con rughe e macchie e aumento dei tumori cutanei (melanomi ed epiteliomi). Ma oggi abbiamo imparato qualcosa? Sembra proprio di no: sono ancora tanti gli errori delle mamme al sole, per esempio, spalmare la crema come se fosse marmellata sul pane o esporre i bambini al sole di maggio-giugno. E anche la Comunità Europea si è messa in prima linea per diffondere una corretta esposizione al sole in età infantile. Ne abbiamo parlato con il prof. Marcello Monti, responsabile di Dermatologia in Humanitas e docente dell’Università degli Studi di Milano.

Prof. Monti, la crema solare è più dannosa che utile?
“In spiaggia vediamo mamme premurose che spalmano i propri bambini con crema solare ad alto fattore di protezione in quantità pari alla marmellata sul pane e poi se li dimenticano al sole. Cosa succede? La crema solare in parte viene assorbita dalla pelle e in parte si scioglie e, dopo qualche tempo, purtroppo non quantificabile, la protezione solare è svanita e la pelle inizia a subire i danni dei raggi ultravioletti senza che la mamma se ne accorga. I danni così sono di due tipi: quelli dell’assorbimento della crema solare e quelli del sole. Ecco perché molti dermatologi oggi ritengono che la crema solare sia più dannosa che utile, perché infonde una sensazione di sicurezza o protezione che fa stare al sole per tempi sconsideratamente lunghi. I nostri bambini, in particolare, quelli dell’era ‘crema solare’, sono pieni di nei e di lentiggini solari, segno evidente del danno da raggi ultravioletti. Gli stessi bambini, un domani, saranno a rischio di tumori cutanei. Un errore comune, inoltre, è legato alla crema solare: una crema a protezione 20 protegge per il 92% mentre una crema a protezione estrema o totale protegge al massimo per il 96 %, ma è 5/6 volte più carica di filtri chimici. È, quindi, illogico utilizzare per un bambino una crema con fattore di protezione superiore a 20”.

Si danneggia la pelle anche se si evitano ai bambini le ore più a rischio?
“Certo. Una parte dei danni alla pelle, infatti, deriva anche dall’ignoranza sulla fisica dei raggi solari. Tutte le mamme, per esempio, sanno che è meglio evitare ai propri bambini l’esposizione al sole dalle ore 11.00 alle 14.00, ma poche sanno che in questo modo si evitano una parte dei raggi UVB, i responsabili delle scottature solari, mentre non si evitano i raggi UVA, i responsabili dell’invecchiamento precoce e dei tumori. Infatti, i raggi UVA sono presenti lungo tutto l’arco del giorno in ugual misura”.

Il sole di maggio o giugno non è meno rischioso?

“È un altro errore comune. Le mamme italiane ritengono che per i propri figli sia migliore il sole di maggio o giugno, quando l’aria è più fresca, ma ignorano che i raggi UV e, quindi, i danni, sono al massimo proprio a maggio e giugno”.

Quali sono allora le regole da rispettare?
“La prima regola è quella di non utilizzare creme solari in bambini fino ai quattro anni, di non esporli direttamente al sole e di proteggerli con l’ombra, il cappello, gli occhialini e la maglietta. Dopo i quattro anni continuare a proteggerli con l’ombra, il cappello, gli occhialini e la maglietta ed utilizzare la crema solare, intorno al fattore 20 e solo nelle aree che rimangono scoperte. Anche la Comunità Europea è fortemente impegnata sul fronte della corretta esposizione al sole nell’età infantile al fine di limitare i danni e le spese per i cittadini europei del domani. Le mamme, a loro volta, devono impostare per i propri bambini una corretta esposizione al sole, più efficace se accompagnata dal buon esempio, ricordando che la pelle di ognuno di noi ha un conta-tempo per le ore trascorse al sole che vale per tutta la vita. La regola principale quindi è: meno tempo al sole nell’età infantile più dote per stare al sole nell’età adulta”.


A cura di Lucrezia Zaccaria
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