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Beauty
Stanchi dei tatuaggi?
Ecco qualche consiglio per disfarsene!
Siete stanchi di un tatuaggio, fatto molti anni fa o in un momento di follia? Siete stufi di quel disegno sulla pelle che magari è un po’ sbiadito? Disfarsene si può. Con un procedimento che utilizza il laser per distruggere il pigmento si ottengono, nella maggior parte dei casi, buoni risultati. E’ sempre possibile eliminare un tatuaggio? Resta una cicatrice? Si tratta di un procedimento doloroso? Lungo? Costoso? Quando si può intervenire? A queste domande rispondono il prof. Marcello Monti, responsabile dell’Unità Operativa di Dermatologia di Humanitas e docente di Dermatologia all'Università degli Studi di Milano, responsabile dell’Unità Operativa di Dermatologia di Humanitas e il dott. Giuseppe Scarcella, Dermatologo specializzato in trattamenti laser, responsabile regionale I.S.P.L.A.D. (Verona).

Laser ad hoc

“Va detto innanzitutto - sottolineano i nostri specialisti - che tutti i tatuaggi sono permanenti. Nel derma, infatti, vengono iniettate particelle di pigmento che hanno dimensioni tali che non possono essere eliminate dal sistema di drenaggio del nostro organismo. Con il passare degli anni, a seconda delle caratteristiche della pelle, si può assistere a una certo sbiadimento del colore, che però non è prevedibile. Questo va sempre tenuto presente quando si decide di farsi tatuare, perché i tattoo semi-permanenti non esistono.
La tecnologia attuale ha messo a punto laser particolari che consentono di rimuovere un tatuaggio: si basano su una durata dell’impulso brevissima, dell’ordine di nanosecondi. In questo modo si riesce a distruggere la particella di pigmento senza danneggiare la cute circostante e quindi senza creare cicatrici. Il laser agisce secondo il principio della fototermolisi selettiva, creando cioè un danno termico selettivo nel bersaglio da distruggere, che nel caso dei tatuaggi è il pigmento. La lunghezza d’onda del raggio laser deve essere diversa a seconda del colore da colpire. Dovendo quindi intervenire su tatuaggi policromi, composti da più colori, si dovranno utilizzare laser diversi con diverse lunghezze d’onda. Visti i successi ottenuti con questo tipo di laser, si può affermare che i procedimenti che si utilizzavano in passato, come la dermoabrasione o l’approccio chirurgico, sono diventati obsoleti”.

Tatuaggi difficili?

La maggior parte dei tatuaggi si può eliminare, ma esistono caratteristiche legate ad esempio ai colori utilizzati o alla zona del corpo dove sono presenti, che ne rendono più difficoltosa la rimozione. Il nero è il colore che viene trattato meglio e più velocemente; bene vengono trattati anche il rosso e il verde; al contrario, il giallo e il bianco sono più difficili da trattare. Qualche difficoltà la presenta anche il color carne, utilizzato per delineare le labbra nel trucco permanente, poiché può contenere ossido di ferro che in seguito al trattamento con il laser può diventare nerastro; in questo caso sarà necessario effettuare una prova su una minuscola porzione del labbro prima di procedere al trattamento, per controllare che il colore nero emerso si possa eliminare. Anche la concentrazione del pigmento e la qualità del tatuaggio influiscono sulla difficoltà di eliminazione del tatuaggio. Così come l’età: un tatuaggio fatto da poco è più difficile da rimuovere rispetto ad uno di vecchia data, perché la concentrazione di pigmento presente all’interno è sicuramente maggiore nel tattoo più recente.
La difficoltà di rimozione del tatuaggio invece non è legata alla sua dimensione: tattoo di grandi dimensioni ma monocromatici (per esempio neri) possono richiedere un numero di sedute inferiore rispetto a disegni più piccoli ma policromatici. In ogni seduta, infatti, si agisce su tutta la superficie del tatuaggio.
Esistono poi zone del corpo dove la rimozione del tattoo è più difficoltosa: ad esempio caviglia e mani, cioè le aree distali del corpo, dove il sistema drenante è inevitabilmente più lento e difficoltoso.

I tatuaggi tribali?
Discorso a parte meritano poi i tatuaggi cosiddetti tribali, cioè quelli non eseguiti in modo professionale e con gli strumenti moderni. I “tribali” sono effettuati di solito per il riconoscimento di appartenenza a una genia, a una casta, a una setta ecc. Spesso vengono eseguiti con pigmenti minerali grossolani, spinti nel derma con punte di legno o metallo. Molti cittadini extracomunitari che vivono in Italia e anche alcuni italiani che recano sulla pelle un tatuaggio di questo tipo desiderano eliminare questi segni del passato, ma eliminare un tattoo tribale è spesso complicato, soprattutto se il soggetto è di pelle scura. Occorrono prove preliminari e di solito molte sedute.

Una serie di sedute?

Abbiamo visto che ci sono tatuaggi più difficili di altri da rimuovere: se sono necessarie molte sedute il risultato potrà non essere ottimale perché si rischia di alterare la tessitura cutanea. Le sedute si effettuano a intervalli di 5-6 settimane una dall’altra. Poiché il trattamento effettuato con il laser è leggermente doloroso, nelle sedi cutanee più sensibili o se il paziente lo richiede, un’ora prima della seduta si può applicare sulla zona da trattare una crema anestetica. Dopo il trattamento laser si applicherà una crema antibiotica due volte al giorno per una settimana. Durante il trattamento e nei due mesi successivi all’ultima seduta va evitata l’esposizione al sole; se la zona da trattare è fotoesposta è bene non effettuare le sedute durante l’estate e negli altri periodi dell’anno vanno utilizzati schermi solari di protezione totale. Il costo di questo trattamento laser è variabile, poiché dipende dal tipo di tatuaggio che si deve eliminare e quindi dal numero di sedute necessarie.
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