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Diete
Pane, amore e fantasia
le interazioni fra cibo e stati d'animo
Risponde per noi alle vostre curiosità la Dott.ssa Agnese Rossi psicologa di Humanitas Gavazzeni.

1. Che connessione esiste tra cibo e stati d’animo?

Mangiare è un comportamento complesso che non significa solo nutrirsi, ma implica uno stretto legame tra aspetti fisiologici, psicologici, sociali, simbolici. Tutti questi aspetti danno origine al nostro rapporto con il cibo che ognuno di noi costruisce a partire dall’infanzia e che emerge nella scelta di specifici alimenti, nei ricordi che un piatto ci fa rivivere, nelle sensazioni che un cibo ci trasmette, nei profumi e nei sapori che colleghiamo a determinati momenti della nostra vita.
Spesso il cibo assume un ruolo consolatorio immediato. Può aiutarci ad alleviare alcune emozioni che non riusciamo a riconoscere o ad esprimere, può calmare stati di ansia o una delusione, può attenuare sensazioni di rabbia, può riempire momenti di noia che non riusciamo a gestire in altro modo.
In questi casi, stati d’animo come la tensione, l’aggressività, l’agitazione, il senso di vuoto sono confusi con la fame fisica che in questi casi ha però origini emotive.
Il cibo allora ci permette di respingere un malessere “mangiandoci sopra” piuttosto che affrontarlo direttamente, con il rischio di “ingoiare” le nostre emozioni insieme al cibo.

2. Perché sentiamo il bisogno di alcuni cibi particolari?
Alcuni cibi assumono per ognuno di noi significati simbolici legati alla nostra storia di vita. Determinati alimenti sono collegati a sensazioni piacevoli, altri spiacevoli, altri ancora assumono valenze affettive e dimostrano quanto non sia casuale la nostra scelta di ciò che mangiamo.
I cibi dolci, per esempio, ci riportano ai primi anni di vita, dove il sapore dolce corrispondeva ad una gratificazione, ad un segno di affetto. Così i cibi morbidi possono farci rivivere un momento di regressione e ricercare un clima rassicurante, come quando tornavamo nelle braccia materne per essere coccolati. Prediligere alimenti duri può esprimere il desiderio di tenere sotto controllo una situazione o di sfogare la nostra aggressività mordendo con forza.
Scegliere alcuni cibi piuttosto che altri può anche definirci dal punto di vista sociale e della nostra cultura di appartenenza.

3. Perché i problemi alimentari oggi dilagano sempre più, soprattutto fra i giovani?
Nella nostra società il cibo è presente sempre e ovunque e i mass-media ci invitano da una parte a consumarne senza limiti, dall’altra ci propone immagini di magrezza e di corpo “perfetto”. Dall’atto del mangiare allora dipende anche la nostra immagine corporea, ossia il modo con cui percepiamo il nostro corpo, se lo accettiamo o lo rifiutiamo in base al confronto con rigidi canoni estetici.
A rendere ancora più complessa l’alimentazione subentrano dinamiche individuali, sociali e familiari che possono rendere il cibo un nemico da combattere anziché un piacevole momento di incontro, da rifiutare con sforzi disumani o da assumere senza alcun controllo e gratificazione. In questi casi il rapporto difficoltoso con il cibo rispecchia disagi psicologici più profondi, come un basso livello di autostima, difficoltà relazionali, senso di inadeguatezza.

4. E’ possibile prevenire abitudini alimentari scorrette?
Un rapporto conflittuale con il cibo, che coinvolge inevitabilmente il rapporto con il proprio corpo e di conseguenza con gli altri, può portare a disturbi complessi. Quindi la prevenzione è fondamentale sotto tutti gli aspetti, non solo alimentari, ma soprattutto psicologici, sociali, culturali.
Una cultura attenta a questi fattori, ad esempio una lettura critica dei messaggi che provengono dai mezzi di comunicazione, può aiutare soprattutto gli adolescenti, che stanno costruendo la loro identità, a percepire il proprio corpo nella sua complessità, che non coincide soltanto con il peso che la bilancia segnala né con gli stereotipi di bellezza esaltati dalla cultura dell’apparenza.

5. E’ importante una buona educazione alimentare per prevenire questo genere di disturbi?
E’ necessario incominciare a diffondere un’”educazione al gusto” del cibo, a partire dai bambini, ossia promuovere un rapporto piacevole con il cibo, non basato solo sul controllo delle calorie o del peso, ma sulla qualità e un rapporto sano con il proprio corpo.
Alcuni consigli per un’alimentazione soddisfacente:
- ascoltare i messaggi che il nostro corpo ci invia, ossia la sensazione di fame e di sazietà, e imparare ad assecondarli senza confonderli con altre emozioni (rabbia, ansia, delusione…);
- imparare ad apprezzare il sapore degli alimenti dedicando più tempo ai pasti, oggi spesso rapidi, in cui inghiottiamo in fretta senza una masticazione adeguata;
- i pasti dovrebbero essere un momento piacevole di convivialità in cui prestare attenzione alla qualità dei cibi più che alla loro quantità;
- non imporsi diete ferree, scorrette e frustranti che ci portano a percepire il cibo come qualcosa da temere e a volte difficile da controllare.

Se riusciamo ad instaurare un sano rapporto con l’alimentazione, dove non prevalgono sensi di colpa né schemi alimentari troppo rigidi e monotoni, allora mangiare in modo gratificante non è solo uno stile alimentare, ma diventa uno stile di vita vero e proprio, appagante e soddisfacente.

Dott.ssa Agnese Rossi
Psicologa di Humanitas Gavazzeni – Bergamo
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