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Amaranto, il nuovo cereale  
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Amaranto, il nuovo cereale

Molti l’hanno visto fisicamente ad Expo, e molti cominciano a sentirne parlare come un nuovo cereale o presunto tale
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Amaranto, il nuovo cereale
Molti l’hanno visto fisicamente ad Expo, e molti cominciano a sentirne parlare come un nuovo cereale o presunto tale
Molti l’hanno visto fisicamente ad Expo, e molti cominciano a sentirne parlare come un nuovo cereale o presunto tale. È l’amaranto, antica pianta dell’America centro meridionale, importante per gli Atzechi e gli Incas, che nella riscoperta di alimenti "sani" ha ritrovato un posto anche nelle nostre cucine.

Per saperne di più ne parliamo con la dottoressa Sabrina Oggionni, dietista di Humanitas Gavazzeni.

Perché si parla dell’amaranto come uno pseudo cereale?
L’amaranto viene paragonato e inserito tra i cereali perché è utilizzato in cucina nello stesso modo ma, in realtà, è uno “pseudo” cereale perchè non fa parte della famiglia delle Graminacee, al pari della quinoa, manioca e grano saraceno. E come questi è privo di glutine, utile quindi nell’alimentazione dei celiaci.
Come la quinoa, l’amaranto inizia ad essere inserito nelle diete per alcune sue proprietà e per rendere più varia la scelta di piatti salutari.

Quali sono le sue caratteristiche positive?
Come la quinoa è ricco di proteine, circa il 15%, rispetto a un riso (circa 7%) o a una pasta (11%), e il suo pattern aminoacidico è più ricco di aminoacidi essenziali rispetto alla quantità contenuta nei cereali in generale come, ad esempio, il contenuto in lisina di cui ne sono scarsi quasi tutti i cereali. I lipidi sono presenti in percentuali dell’8-9% (più alti di riso e pasta) e, ovviamente, si abbassa la porzione di carboidrati; le fibre sono intorno all’8%.
Ha inoltre un elevato contenuto di calcio, fosforo e magnesio ed è una buona fonte di ferro. Non contenendo glutine, è un alimento adatto ai celiaci.

Dal punto di vista della cucina, come è meglio utilizzarlo?
L’amaranto è piuttosto simile alla quinoa, ha bisogno pertanto di essere bollito e passato al setaccio perché non diventi troppo “pastoso”, e ha un sapore particolare. E’ ideale nell’abbinamento con ortaggi e legumi. Anche le foglie e i germogli si posso cucinare, o possono essere saltati in padella o inseriti nelle zuppe di verdura.
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