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Beauty
Tintarella senza rischi
Autoabbronzanti senza danni alla pelle.
Arrivano la bella stagione e la voglia di sfoggiare un colorito dorato anche quando non si ha tempo di esporsi al sole. Come fare? Non c’è problema, basta utilizzare gli autoabbronzanti. Molti, però, li osservano a distanza, ancora dubbiosi, soprattutto visto che in passato anziché donare un colorito dorato regalavano una pelle giallognola e macchiata. In realtà, siamo nella “nuova era” degli autoabbronzanti, che non macchiano più, hanno profumi gradevoli (e non odori come in passato), sono creme, spray o mousse leggere e non fanno diventare giallognoli. Inoltre, abbronzano gradualmente, come se si fosse andati veramente al mare, e tutelano la salute della pelle. Ma sono adatti a tutti? Si possono utilizzare sempre? Non c’è differenza tra i vari prodotti? Le domande sono ancora tante, per questo abbiamo approfondito l’argomento con il prof. Marcello Monti, responsabile di Dermatologia all’Istituto Clinico Humanitas e docente di Dermatologia all’Università di Milano.

Prof. Monti, si tratta di prodotti utilizzabili da chiunque?
“Si tratta di prodotti adatti a tutti e non dannosi per la pelle perché la loro azione si svolge solo sulle cellule morte della cute. La sostanza contenuta negli autoabbronzanti, il diidrossiacetone, che è uno zucchero, si lega alle proteine della pelle (le cheratine) che, ossidate, si colorano simulando una abbronzatura come quella che si ottiene con il sole o le lampade UV”.

Non si corre più il rischio di rimanere macchiati o di diventare gialli?
“Se si stende bene la crema o il liquido, in modo uniforme, non si corre questo rischio. Con le nuove formulazioni più leggere e di maggior scorrevolezza rispetto a quelle utilizzate in passato, questo inconveniente è praticamente azzerato. Anche il rischio di incorrere in un colorito innaturale non si verifica più al giorno d’oggi grazie alle nuove formulazioni che simulano meglio l’abbronzatura naturale. Naturalmente in commercio esistono prodotti validi ed altri meno validi. È meglio farsi consigliare dal dermatologo”.

È vero che con l’autoabbronzante si può modulare il colore della pelle?
“Sì. Io consiglio di eseguire l’applicazione, sulle parti che si desiderano scurire, alla sera. Al mattino si nota già l’effetto ‘abbronzatura’ e siamo in tempo a fare qualche ritocco. L’autoabbronzatura dura 5/7 giorni, poi la pelle si schiarisce e il prodotto va riapplicato. Se si desidera un colore più scuro basta applicare l’autoabbronzante per qualche giorno consecutivo fino ad ottenere il tono di colore desiderato”.

È vero che negli Stati Uniti l’autoabbronzatura viene promossa dagli esperti?
“È vero. Il principio è questo: più gente ricorre all’autoabbronzante, che è innocuo, meno gente farà uso di lampade UV o di esposizione al sole, che possono generare i tumori cutanei. Sono in atto campagne informative con il supporto della Società americana dei dermatologi e i primi risultati già si vedono. Nei centri d’abbronzatura, infatti, è comparsa la doccia autoabbronzante, cioè una cabina che nebulizza ad alta pressione l’autoabbronzante su tutto il corpo. Dopo 10 minuti si è già scuri. Il cittadino ora può scegliere tra la doccia solare con gli UV o la doccia autoabbronzante, più sicura”.

Si possono convincere anche gli italiani all’uso dell’autoabbronzante al posto degli UV?
“Probabilmente è più difficile, ma non impossibile. Occorrerebbe far leva sulle immagini dei media, per esempio, ricordando che le modelle che sfilano in passerella sono autoabbronzate e non abbronzate e che le fotomodelle, anche nei servizi svolti nei Paesi tropicali, vengono fotografate all’alba o al tramonto e sono autoabbronzate. Questi personaggi, così ammirati dal pubblico, rifiutano il sole o le lampade UV per non invecchiare la loro pelle”.

Ma se si vuole ci si può esporre al sole?
“Non ci sono controindicazioni nell’esporsi al sole con l’uso di autoabbronzanti. Occorre, però, ricordare che l’autoabbronzatura è un’apparenza e non protegge dai raggi solari. È necessario quindi prendere le usuali precauzioni per non scottarsi”.


A cura di Lucrezia Zaccaria
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