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C’è chi preferisce le vacanze nelle località super attrezzate o nei villaggi turistici formula-tutto-compreso, ma c’è anche qualcuno che ama i pacchetti vacanze “survivor”, in stile Indiana Jones, che garantiscono il brivido dell’avventura in luoghi impervi, facendo pagare i (relativi) disagi come fossero comfort. In tutte le sue varianti, il turismo è una delle principali attività economiche del pianeta. Ogni anno fa spostare miliardi di persone e occupa milioni di lavoratori, senza considerare che fa proliferare intorno a sé ristoranti e fast food, alberghi e negozi, parcheggi e autostrade, agenzie turistiche e compagnie aeree. Nelle sue applicazioni di massa e di lusso, questo tipo di turismo, spesso, ha avuto effetti negativi sull’ambiente e sulle culture dei luoghi di destinazione, specie nel sud del mondo.

L'ecoturismo: rispettoso e sostenibile

A questo modo di viaggiare affamato di merci e servizi se ne contrappone un tipo più responsabile: l’ecoturismo. Ovvero, viaggiare con una maggiore attenzione alle comunità ospitanti e alle loro abitudini, cercare di ridurre al minimo i danni sull’impatto socio-culturale prodotto dal flusso turistico e, soprattutto, rispettare l’ambiente. Un tipo di turismo sostenibile, insomma, che vuole portare beneficio ai gruppi e alla gente del posto, facendo restare la maggior parte del budget nel luogo di destinazione, aiutando le comunità del posto a decidere sul turismo nel proprio territorio e valorizzando il patrimonio artistico e naturale locale.

 Il principio di attività turistica sostenibile è stato definito nel 1988 dall’Omt-Organizzazione mondiale del turismo, e specifica che deve svilupparsi “in modo tale da mantenersi vitale in un’area per tempo illimitato, senza alterare l’ambiente (naturale, sociale e artistico) e senza ostacolare o inibire lo sviluppo di altre attività sociali ed economiche”.

Come diventare un turista responsabile

Ma in cosa si traduce, in pratica, essere un turista responsabile? 
Senza dubbio, nel viaggiare immergendosi nella natura, da scoprire a piedi o in bicicletta, un modo di muoversi salutistico che riserva anche bellissime sorprese. Nel privilegiare alloggi a carattere familiare e compatibili con l’ambiente (costruiti secondo i principi della bio-architettura, o dove sono presenti depuratori, oppure a risparmio energetico). 
E ancora, il turista responsabile non ostenta ricchezza e lusso che stridono rispetto al tenore di vita locale. È disposto a rinunciare alle moderne tecnologie di città (tv, internet, aria condizionata), preferisce le specialità gastronomiche tipiche al menu di casa, cerca il contatto con la cultura del luogo
Come pure, negli spostamenti, preferisce il treno all’aereo, si serve dei mezzi pubblici invece che noleggiare l’auto, sceglie la barca a vela piuttosto che le navi da crociera.

Le strutture certificate Ecolabel

Ma turismo responsabile significa, soprattutto, informarsi e farsi delle domande: a chi andranno i soldi che pago per l’albergo in cui dormo? Di chi è il proprietario del luogo che sto visitando? Anche la popolazione locale avrà benefici dal mio viaggio? Sono quesiti a cui rispondere ancora prima di partire, oppure facendosi consigliare dalle associazioni e dalle agenzie specializzate in turismo responsabile. Legambiente, per esempio, ha selezionato in Italia 365 strutture (dagli alberghi ai campeggi, passando per i bed and breakfast) che si fregiano del marchio di qualità Ecolabel. Per ottenere il marchio, gli operatori devono rispettare 10 regole che comprendono: la corretta gestione dei rifiuti, il risparmio di acqua, il risparmio di energia elettrica, cibi di stagione e biologici, disponibilità di biciclette e mountain bike, car sharing.

Il popolo degli ecoturisti, consapevoli del proprio impatto sull’ambiente, sta crescendo, soprattutto tra i giovani. Il rapporto dell’osservatorio Ecotur – il cui comitato scientifico è composto, tra gli altri, dall’Enit-Agenzia nazionale per il turismo e dall’Istat – evidenzia che ai primi posti del turismo-natura si collocano come destinazioni nostrane i “parchi-aree protette” e la montagna, seguiti da “mare e riserve marine”. Parallelamente, tra le attività sportive più praticate dal turista verde, al primo posto c’è il trekking (19 per cento), seguito dal cicloturismo (17 per cento) che, tra l’altro, sono le due forme di “turismo alternativo” più comuni tra quelle offerte dalle tradizionali agenzie di viaggio.

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