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Mangiare sano con le fave
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Mangiare sano con le fave
Legumi ricchi di proteine, le fave venivano coltivate già nell’Età del Bronzo e in alcune epoche erano utilizzate spesso come sostituto della carne...
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Legumi ricchi di proteine, le fave venivano coltivate già nell’Età del Bronzo e in alcune epoche erano utilizzate spesso come sostituto della carne - specie tra le famiglie meno abbienti - proprio per il loro notevole apporto di proteine.

Oggi le fave hanno un ruolo fondamentale per chi intende seguire un’alimentazione sana ed equilibrata.

Come tutti i legumi, anche le fave sono utili per tenere sotto controllo il colesterolo e per equilibrare lo zucchero nel sangue. Sono ricche di fibre e contengono una vasta gamma di vitamine, come la A, il gruppo B, C, E, K, PP e alcuni sali minerali importanti per il corretto funzionamento dell’apparato urinario.

Per quanto riguarda invece il loro apporto calorico, sono molto simili agli altri legumi. Un etto di fave fresche crude ha circa 50 calorie: molto meno della soia, dei ceci, dei fagioli, delle lenticchie e dei piselli.

Ma come si fa a riconoscere le fave buone e fresche? 

Quelle fresche e buone sono dolci e tenere, ma quando siamo al banco del mercato, prima di acquistarle, è bene controllare che abbiano determinate caratteristiche. Ad esempio, il baccello deve essere duro e croccante, lucido e verde brillante, senza macchie o screpolature.

Per accertarne la freschezza, proviamo a spezzarle: se il baccello fa uno schiocco fragoroso vuol dire che sono buone!

Come conservarle e gustarle

L’ideale è consumarle fresche e in breve tempo, per preservare ed apprezzare al meglio tutte le loro proprietà.

In alternativa, si possono congelare o essiccare.

Nel primo caso, si devono far bollire per circa 2-3 minuti in abbondante acqua salata, lasciarle freddare completamente e riporle in sacchetti di plastica per congelatore.

Nel secondo caso, invece, bisogna esporle al sole per qualche giorno e, una volta disidratate, riporle in un sacchetto di tela e conservarle in un luogo arieggiato. Prima di cucinarle, occorrerà farle macerare per circa 24 ore in acqua tiepida per ravvivarle ed eliminare la pellicina esterna.

Bisogna ricordare, tuttavia, che molte delle sostanze contenute nelle fave crude subiscono alterazioni a seconda di come vengono cucinate e conservate. Ad esempio, anche il semplice ammollo per renderle più tenere e ridurre i tempi di cottura libera alcune sostanze conservate nel seme.

Consigliamo quindi di consumarle fresche, magari in una bella insalata, accompagnate da erbette profumate.

Un esempio? L’insalata di fave fresche con basilico e menta

Vi occorreranno: 200 g di fave fresche sgusciate, qualche foglia di lattuga, cinque ravanelli rossi, un pomodoro, una carota, foglie di basilico e menta, salsa di soia.

Lavate e tagliate le verdure a dadini e unite le fave. In una ciotolina – a parte – fate un battuto di menta e basilico, aggiungete qualche cucchiaio di salsa di soia e mescolate energicamente con una forchetta. Versate la salsina sull’insalata, girate e servite!

Il favismo: cos’è e come riconoscerlo

Il favismo è un’intolleranza alla piante della fava, che si manifesta con l’ingestione del legume o addirittura con la semplice inalazione dei pollini della pianta. È una malattia ereditaria, causata dalla mancanza di un particolare enzima che attacca i globuli rossi, e si manifesta con debolezza, nausea, vomito, impallidimento, urine rossastre e crisi emolitica . L’unico rimedio, in questi casi così gravi, è un’immediata trasfusione di sangue.
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