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Per le filiere vegetali di qualità che crescono in pieno campo, il Patto Qualità Iper garantisce una rintracciabilità totale
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Nel segreto cocktail dell’eterna giovinezza, se mai esistesse, non potrebbe mancare una dose massiccia di verdure, ricche di vitamine e sali minerali indispensabili per la nostra salute. Ma sarebbe auspicabile non aggiungere al benefico corredo naturale un’esagerata dose di sostanze chimiche, non altrettanto desiderabili, e poter disporre di vegetali appena colti nel momento in cui hanno raggiunto una perfetta maturazione.

Una ricetta che l’agricoltura intensiva, alle prese con la necessità di programmare la produzione anche “forzando la mano” alla terra, non sempre può (o vuole) rispettare. Ma se in passato questa constatazione era vera in gran parte dei casi, nel corso degli ultimi dieci-quindici anni la situazione è via via migliorata, soprattutto grazie all’impegno di alcuni pionieri, alla ricerca di un equilibrio possibile: tra il bisogno di grandi volumi di prodotto e un maggiore rispetto dell’ambiente, offrendo al contempo garanzie certe di sicurezza alimentare al consumatore. In questa evoluzione va riconosciuto il ruolo svolto dalla cosiddetta Grande distribuzione organizzata, che ha aperto la strada a una consapevolezza ormai sancita dalla normativa a tutela della rintracciabilità in tutte le fasi produttive, dal campo fino allo scaffale.

A dire il vero però, questa parola, oggi spesso abusata, sottintende un concetto che si può interpretare in maniera diversa, limitandosi al minimo richiesto dalle norme, oppure addirittura costruendo un complesso sistema di regole codificate, sancite da disciplinari più vincolanti di quanto preveda la legge stessa. Iper, che fa parte dei pionieri cui si accennava sopra, ha scelto di percorrere la strada più garantista per il consumatore creando il Patto Qualità, la cui filosofia è il risultato di oltre dieci anni di messa a punto meticolosa fianco a fianco con gli agricoltori.

Si tratta in pratica di un accordo che Iper stringe con i produttori che accettano di diventare fornitori di una filiera totalmente trasparente, basata sul rispetto di un capitolato redatto con ogni singola azienda agricola coinvolta. In qualunque fase della filiera, se il Patto non viene onorato, Iper si riserva di rifiutare il prodotto. L’invito viene rivolto ad aziende che riforniscono i punti vendita Iper con una produzione “convenzionale” da almeno un anno, quindi avendo già superato una valutazione selettiva per quanto attiene al rispetto delle normative e un test sul campo relativamente alla qualità. Per il Patto Qualità, Iper chiede un impegno più forte e un controllo diretto del rispetto del capitolato. Se infatti la fornitura convenzionale implica una visita all’anno in azienda da parte degli agronomi Iper, nel caso della produzione di filiera le visite di controllo salgono a tre.

La prima è quella di attivazione, nel corso della quale il produttore deve sottoporre al tecnico Iper un piano produttivo completo, che parte dalla scelta degli appezzamenti da destinare alla coltura, le “parcelle”, individuate tenendo conto della zona ambientale in cui si trovano e della loro “storia”: il tecnico Iper verifica che il terreno non si trovi in vicinanza di fonti di inquinamento (autostrade, fabbriche pericolose, colture che possono causare la “deriva” di trattamenti fitosanitari incompatibili col Patto Qualità) e che la sua posizione sia ottimale per la coltura. Lo “storico” dell’appezzamento, rilevabile dai quaderni di campagna (obbligatori e consultabili in ogni momento), attesta invece il ricorso a una rotazione quadriennale delle colture. Significa che nelle stagioni precedenti, su quella parcella, non sono stati coltivati gli stessi prodotti oggetto del capitolato, adottando una buona pratica agronomica; com’è noto, infatti, il terreno viene degradato e impoverito dalla monosuccessione, che aumenta il rischio di attacchi parassitari. Se si avvicendano le colture si evita anche il ricorso all’impiego di disinfestanti per il terreno, peraltro rigorosamente vietati dal Patto Qualità: le patate di filiera Iper, tanto per fare un esempio, si possono mangiare con la buccia proprio perché non presentano residui chimici da trattamenti del terreno. L’assenza di sostanze indesiderate oltre i limiti di legge è attestata da un’analisi multiresiduale del prodotto a pochi giorni dalla raccolta.

Tornando alla prima visita, l’agronomo Iper si riserva l’accettazione solo dopo aver ricevuto (o visionato in azienda), prima della raccolta, una serie di documenti stabiliti fin dalla fase di attivazione della filiera. Tra questi c’è l’analisi del terreno, fatta prima dell’inizio della stagione colturale, che vuole escludere la presenza oltre i limiti di metalli pesanti, ai quali sono sensibili soprattutto vegetali sotterranei come patata e cipolla, ma c’è un’attenzione particolare anche ai nitrati (con limiti di soglia più alti di quelli previsti per legge) per colture particolari predisposte ad assorbirne un’elevata quantità (carote, patate, cipolle e ortaggi a foglia). L’analisi del terreno serve inoltre per approntare un adeguato piano di concimazione, limitato agli effettivi bisogni. L’agricoltore deve anche fare un’analisi dell’acqua prima dell’inizio della stagione d’irrigazione, valutata sulla base di parametri stabiliti dai tecnici Iper, vista l’assenza di limiti di legge precisi.

Il Patto Qualità raccomanda poi un uso limitato dei fitofarmaci, privilegiando la lotta integrata; stabilisce anche una serie di principi attivi del tutto vietati, salvo autorizzazione dell’Ufficio tecnico Iper in base a richiesta motivata. Proprio in quest’ottica, viene verificato anche il patentino, obbligatorio per gli operatori che distribuiscono gli agrofarmaci, ed è richiesta anche una tabella che attesti la manutenzione annuale delle macchine irroratrici e la loro efficienza, onde evitare la dispersione in ambiente di quantità eccessive di sostanze: punto dolente e causa di inquinamento sempre più diffusa.

Parlando di ortaggi, i progetti di filiera a Patto Qualità Iper riguardano zucchina, pomodoro, melone (tra i prodotti dell’orto, anche se lo consideriamo un frutto), patata, cipolla, asparagi, cavolfiori, spinaci, finocchi, biete da coste e da erbette, lattuga iceberg, catalogna, broccolo, verza, sedano. Per tutti, il Patto Qualità Iper esige una certificazione “OGM free” delle sementi impiegate, rilasciata dall’azienda sementiera. Dopo la semina, nel corso della stagione, l’agronomo Iper effettua la seconda visita che verifica la presenza in campo della coltura stabilita, controlla il quaderno di campagna che riporta ogni operazione colturale e lo stato sanitario delle piante.

È la volta dello sblocco tecnico, richiesto dall’agricoltore quando il prodotto è pronto per la raccolta. L’agronomo dà il via dopo aver verificato tutti i documenti e l’analisi multiresiduale, chiedendo eventuali verifiche di approfondimento in caso di dubbi. È un’ulteriore garanzia per il consumatore, ma non è l’ultima. C’è ancora una terza visita, che segue il percorso della merce dalla raccolta alla spedizione. In questa fase, le linee di lavaggio e confezionamento per i prodotti di filiera devono essere separate. Non deve esistere la possibilità di mescolanza, insomma, con ortaggi diversi da quelli provenienti dalla parcella del Patto Qualità. Lo stesso vale per l’eventuale stoccaggio a lungo termine (per esempio nel caso della patata). Non solo per evitare di perdere la certezza della rintracciabilità ma anche perché il Patto Qualità prevede il divieto assoluto di trattamen
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