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Vuoto a rendere: come ridurre i rifiuti restituendo i contenitori
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Vuoto a rendere: come ridurre i rifiuti restituendo i contenitori
Un ritorno al vuoto a rendere non solo sarebbe utile ad eliminare gli sprechi, ma potrebbe anche essere complementare alla gestione dei rifiuti basata sulla raccolta differenziata e sul riciclo dei ma
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Nell’enorme quantità di rifiuti che ogni giorno vengono raccolti nelle nostre città si trova una percentuale altissima di contenitori e imballaggi per alimenti: degli scarti che produciamo quotidianamente, magari mentre prepariamo il pranzo o ci dissetiamo, determinando uno spreco di cui tendiamo a non renderci conto. Per fronteggiare questo problema non è sufficiente promuovere una cultura dello smaltimento dei rifiuti, incentrata sulla raccolta differenziata, ma bisogna puntare alla loro riduzione: produrne meno, insomma, per smaltirli più facilmente, risparmiando sui costi e cercando di non recare danni all’ambiente.

Uno dei metodi più immediati per ridurre la quantità dei rifiuti che produciamo è rappresentata dal vuoto a rendere, e cioè dalla restituzione dei contenitori vuoti di bevande e alimenti: una pratica molto comune fino ad alcuni decenni fa, ma che è successivamente caduta in disuso, fino ad essere (quasi) del tutto abbandonata. Oggi assistiamo al tentativo di recuperarla e di reintrodurla su base volontaria, grazie ad un disegno di legge presentato in Parlamento dal senatore del Pd Francesco Ferrante, membro della segreteria nazionale di Legambiente e vicepresidente del Kyoto Club.

La proposta è nata e si è affinata in tre anni di sperimentazioni e di analisi nell’ambito del progetto “Vetro Indietro”, promosso da Italgrob, la Federazione Italiana Grossisti e Distributori di Bevande, in collaborazione con Fipe-Confcommercio e con Legambiente. L'obiettivo è di far tornare in uso i contenitori di vetro a rendere, costituendo delle apposite filiere di recupero degli imballaggi e prevedendo non soltanto dei sistemi di cauzione più moderni ma anche alcune agevolazioni ­- come la riduzione del pagamento della Tarsu, la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, e delle dilazioni sul pagamento dell’Iva - per tutti gli aderenti.

Alla base dell’iniziativa c’è l’idea che un ritorno al vuoto a rendere non solo sarebbe utile ad eliminare gli sprechi, favorendo il recupero e il riuso dei contenitori (a questo proposito, dobbiamo tenere presente che uno stesso contenitore in vetro può essere riutilizzato fino a cinquanta volte), ma potrebbe anche essere complementare alla gestione dei rifiuti basata sulla raccolta differenziata e sul riciclo dei materiali.

Bottiglie e lattine sono infatti tra gli oggetti che vengono dispersi nell’ambiente più di frequente: in Australia, l’associazione Clean up ha compiuto un’indagine mirata a riguardo e ha rilevato che la maggior parte dei rifiuti abbandonati sulle spiagge, ai lati delle strade e sui greti dei fiumi deriva proprio dai contenitori di cibi e bevande. Sulla base di questi dati, alcune contee australiane hanno stabilito di reintrodurre il vuoto a rendere, raggiungendo degli ottimi risultati: il recupero dei contenitori si è infatti attestato intorno all’85%, contro il 35% della media nazionale. Il caso australiano non è isolato nel panorama internazionale: scelte analoghe stanno maturando in Inghilterra e negli Stati Uniti, mentre bisogna ricordare che in Germania e nei Paesi Scandinavi il sistema del vuoto a rendere non è mai stato abbandonato.

In pratica, il vuoto a rendere si basa sulla creazione di una catena virtuosa tra tutti i soggetti coinvolti: dal consumatore al negoziante, dal grossista al produttore. Il suo funzionamento è piuttosto semplice: il consumatore riconsegna i rifiuti generati dall’imballaggio (bottiglie, lattine, contenitori…) al negozio in cui ha acquistato i prodotti; in questo modo, con pochi passaggi intermedi, gli scarti tornano direttamente al produttore, a cui è affidato il compito di gestirli e di riutilizzarli. L’intero processo avviene attraverso un sistema di cauzioni, che vengono versate al momento dell’acquisto e che sono poi restituite con la riconsegna del contenitore vuoto. A conti fatti, si tratta di una pratica sostenibile ed economica, che ci consente di razionalizzare i nostri consumi e di contribuire così a liberare le nostre città dall’assedio dei rifiuti.
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