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Biodiversità: il punto della situazione
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Biodiversità: il punto della situazione
L’inquinamento e lo sfruttamento indiscriminato del suolo e delle risorse idriche e forestali mettono quotidianamente a rischio la sopravvivenza di numerose specie animali e vegetali. Con l’obiettivo di adottare una strategia comune per fronteggiare
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L’inquinamento e lo sfruttamento indiscriminato del suolo e delle risorse idriche e forestali mettono quotidianamente a rischio la sopravvivenza di numerose specie animali e vegetali. Con l’obiettivo di adottare una strategia comune per fronteggiare questa emergenza, 193 Paesi si sono riuniti a Nagoya, in Giappone, dal 18 al 29 ottobre, per la Conferenza Mondiale sulla biodiversità. La dieci giorni di incontri, seminari e tavole rotonde è stata l’occasione per fare un bilancio delle azioni messe in campo da ciascuno Stato nella difesa della diversità biologica, per definire gli obiettivi per il biennio 2011/12 e per affrontare il tema dell’accesso e della condivisione dei benefici derivanti dalle risorse genetiche (il cosiddetto Access and Benefit-Sharing), in modo da tutelare le popolazioni e i Paesi che le rendono disponibili, affinché partecipino, secondo criteri di giustizia e di equità, di tutti i vantaggi che derivano dal loro sfruttamento da parte di istituti di ricerca, università e società private.

Non è un caso che il vertice di Nagoya si sia tenuto alla fine del 2010, che è stato proclamato dall’ONU “Anno internazionale della biodiversità”. Poco felice, invece, almeno stando alle reazioni di numerose associazioni ambientaliste, la scelta del Giappone come paese ospitante: la potenza economica orientale è infatti da anni sul banco degli imputati per la scarsa tutela della propria diversità biologica, e in particolare per la pratica della caccia alle balene.

Alla Conferenza ha partecipato anche l’Italia, nella persona del Ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo. Come si è presentato il nostro Paese a questo importante appuntamento internazionale? Con le migliori intenzioni e con un buon risultato in tasca, si potrebbe rispondere: proprio nei primi giorni di ottobre, infatti, la Conferenza Stato-Regioni ha approvato la Strategia nazionale per la biodiversità, un documento che affronta la problematica della perdita di diversità biologica suddividendola in tre macrosezioni – servizi per gli ecosistemi, cambiamenti climatici, politiche economiche – e individuando quindici aree di lavoro – specie, habitat, paesaggio, risorse genetiche, agricoltura, foreste, fiumi e laghi, mare, infrastrutture e trasporti, città, salute, energia, turismo, ricerca e innovazione, educazione e informazione. La Strategia nazionale per la biodiversità predispone anche l’istituzione di un Osservatorio nazionale sulla biodiversità e di un Tavolo di consultazione.

L’approvazione del documento è un’ottima notizia, con la speranza che dalle parole e dagli ottimi propositi si passi presto ad azioni concrete. È infatti urgente e fondamentale per il futuro del nostro pianeta prendere l’iniziativa e adottare pratiche di tutela mirate: stando ai dati diffusi dal WWF, il Living Planet Index - l’indicatore dello stato globale della diversità biologica – dal 1970 ad oggi è sceso del 30% circa, con punte che raggiungono il 60% ai Tropici. A tali dati certamente allarmanti bisogna aggiungere anche che la crescita smodata dei consumi e l’adozioni di stili di vita poco sostenibili ci conduce ad utilizzare più risorse di quante il pianeta ne possa produrre, a partire dalle foreste e dalle risorse idriche, per giungere fino alle fonti energetiche.

Per fare un esempio concreto, basti pensare che, sempre secondo il WWF, il numero di navi da pesca attualmente in uso in tutto il mondo ha un potenziale di circa due volte e mezzo superiore alle capacità rigenerative delle risorse ittiche. Insomma, è tempo di impegnarsi attivamente per porre rimedio allo sfruttamento indiscriminato delle risorse, per preservare il nostro pianeta e tutti gli esseri che lo abitano e garantire un’esistenza dignitosa alle future generazioni.
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