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Allarme ISPRA: in Italia la biodiversità è a rischio
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Allarme ISPRA: in Italia la biodiversità è a rischio
Il 2010 è stato proclamato dall’ONU Anno Internazionale della Biodiversità: un modo per ricordare a tutti i Paesi l’importanza del mantenimento degli equilibri naturali e dell’integrità degli ecosistemi.
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Il 2010 è stato proclamato dall’ONU Anno Internazionale della Biodiversità: un modo per ricordare a tutti i Paesi l’importanza del mantenimento degli equilibri naturali e dell’integrità degli ecosistemi. Tuttavia, l’Annuario dei dati ambientali 2009 recentemente pubblicato dall’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, rivela una situazione preoccupante per l’Italia. Nel nostro Paese, infatti, la biodiversità è profondamente minacciata, con un numero crescente di specie animali e vegetali a rischio di estinzione. La situazione  registrata dall’ISPRA è ancora più drammatica se si pensa che l’Italia viene considerata da anni la principale custode di specie animali in Europa: un patrimonio naturale e ambientale unico, da tutelare e preservare.

Lo studio spiega che il 23% degli uccelli e il 15% dei mammiferi presenti sul suolo italiano sono a rischio, che la percentuale di specie di vertebrati minacciate oscilla tra il 47,5% e il 68,4% e che il 66% delle specie di pesci d’acqua dolce, dei rettili e degli anfibi è considerato ad alto rischio di estinzione. Per quanto riguarda la flora, invece, è in pericolo il 15% delle piante superiori e il 40% di quelle inferiori. Le maggiori minacce a flora e fauna provengono, come era prevedibile, da attività umane: a partire dall’alterazione degli habitat naturali, per via di espansione edilizia, industria e agricoltura, fino ad arrivare a comportamenti individuali difficili da estirpare, quali la pesca illegale e il bracconaggio

Se industria e agricoltura intensiva contribuiscono ad impoverire il suolo e ad inquinare le acque, il disboscamento selvaggio scardina gli equilibri idrogeologici, determinando anche pericoli immediati per l’uomo: la progressiva sparizione della vegetazione e l’abusivismo edilizio sono alla base dell’aumento del rischio di frane in numerose aree della penisola. In alcune zone costiere del nostro territorio, come in Sicilia e, in misura minore, in Puglia, Basilicata, Sardegna e nella bassa Padana, assistiamo anche al fenomeno della salinizzazione, l’accumulo nel suolo di quantità crescenti di sali, che progressivamente rendono il terreno sterile. Ciò significa che parte del nostro Paese a rischio di desertificazione, con conseguente perdita di biodiversità.

A fronte di una situazione che, studio ISPRA alla mano, sembra quasi disperata, ci sono anche dati e notizie in controtendenza, che fanno sperare nella possibilità di un cambiamento di rotta. Nell’ultimo decennio nel nostro Paese sono aumentati il patrimonio forestale, stimato in 5.500 ettari, e le aree verdi protette, con ben 597 zone a protezione speciale. Nei centri urbani è aumentata la densità delle aree verdi, segno di un’attenzione crescente sul tema, che riguarda soprattutto le città capoluogo di provincia.

Un altro piccolo segnale positivo è stato registrato alcune settimane fa, con il ritorno a Marettimo, nell’arcipelago siciliano delle isole Egadi, delle foche, dopo diversi anni trascorsi senza avvistamenti (qualcuno parla di quasi mezzo secolo di “assenza”). Gli esemplari sono stati filmati con un telefonino lo scorso 31 marzo da alcuni pescatori: il video è stato mostrato alla Capitaneria di Porto e al WWF e ritrae quella che ha tutta l’apparenza di una "famiglia" di foche monache, formata da un maschio e da una femmina adulti e da un cucciolo. Le foche monache (Monachus monachus) appartengono ad una delle 100 specie considerate a maggiore rischio di estinzione: si stima che in tutto il mondo ne sopravviva una popolazione di appena 400 unità, tra esemplari isolati e piccoli nuclei familiari come quello avvistato in Sicilia. Di questi, due terzi vivrebbero nell’area mediterranea, con una maggiore concentrazione nelle isole greche e turche, e il resto nell'Atlantico. In Italia, altre segnalazioni di foche monache sono arrivate negli ultimi anni dal mar Tirreno, dallo Ionio e dalle coste sarde. Avvistamenti che dimostrano la tenacia della natura e che ci lasciano un piccolo margine per guardare al futuro del pianeta con un po’ speranza.

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